Il Rugby siamo noi, eroi di tutti i giorni

Il Rugby siamo noi, eroi di tutti i giorni

Nel 2016 ci ha lasciato uno dei cantanti più famosi dell’epoca moderna. Il suo nome era David Bowie e nel 1977 consegnò al mondo una delle sue canzoni probabilmente più famose: “Heroes”.  Al momento di cominciare a scrivere questa storia, abbiamo pensato ad una canzone che potesse fare da colonna sonora immaginaria durante la lettura, e questa è stata la scelta più ovvia e naturale, una specie di folgorazione.

Heroes” dicevamo, “Eroi”… e non “just for one day”, ovvero “solo per un giorno”, come dice la canzone, ma “every single day”, “tutti i giorni”. E tra poco scopriremo il perché…

Il protagonista di questa storia si chiama Thomas Piscitelli ed è uno dei migliori realizzatori del campionato di Serie A di Rugby, tra mete e calci piazzati (“sì, sto andando abbastanza bene, ma bisogna cercare sempre di migliorarsi…”), oltre che uno dei titolari inamovibili di una squadra che ha terminato al secondo posto il Girone 2 della Prima Fase e che sta disputando la Poule Promozione per la conquista di un posto al sole, che nel Rugby fa rima con Eccellenza.

Quando lo incontri ti accorgi che Thomas è un ragazzo come tanti. Un ragazzo che fa del rugby la passione che ti arde dentro dal momento in cui cominci a correre dietro alla palla ovale…che fa della semplicità e dell’umiltà i suoi tratti distintivi… Con alle spalle una famiglia che ha fatto dello sport una vera e propria ragione di vita: papà ex giocatore e allenatore di rugby, fratello giocatore di rugby, mamma e sorellina (“Thomas ma quanti anni ha la tua sorellina?” “Venti, ma è la piccola di famiglia”…) campionesse di pattinaggio artistico a rotelle.

Thomas non è un ragazzo come tanti, Thomas è un rugbista come tanti. Perché il rugby è uno di quegli sport in cui ti devi identificare, dentro e soprattutto fuori dal campo. Perché altrimenti non si spiega la voglia di scendere in campo ogni domenica, come se fosse l’ultima partita della tua vita, in una vera e propria battaglia, in cui sei disposto a lasciare tutto quello che hai sul terreno di gioco per difendere la tua linea di meta… E poi, come se niente fosse, ritrovarsi lì, con la birra in mano, a scherzare con il tuo avversario, in quel famoso terzo tempo che è un vero e proprio inno alla vita, alla fratellanza, alla condivisione di quei valori e di quegli ideali che sono il fondamento del rugby.

Uno sport che per questo e tanti altri motivi vive su una galassia tutta sua, lontana anni luce da molte altre discipline che forse muoveranno più soldi, che forse riceveranno più attenzione sui giornali e in televisone, ma che non potranno mai conoscere quelle sensazioni, quelle emozioni, quella “vocazione” non di diventare, ma di essere un rugbista.

Eccolo quindi uno dei nostri “Heroes”… Quello che si sveglia “alle 4.30 del mattino, perché alle 5.30 apre il distributore”… Quello che “il pranzo è al volo e a base di pastasciutta al microoonde, tutti i giorni”… Quello che quando esce dal distributore fa “un salto a casa a preparare la borsa poi subito al campo, perché alle 18.30 (sono già passate 12 ore dalla sveglia, ndr) si va in palestra e alle 19.45 in campo per l’allenamento”… Quello che alle 21.30 torna verso casa, “una mezz’oretta dalla fidanzata e poi a letto…sì ma non tutti i giorni…ci sono dei giorni in cui riesco a dormire una mezzoretta in più, mi fermo al distributore fino alle 19.30 e poi vado diretto al campo”.

E te lo racconta con il sorriso sulle labbra, con la felicità di chi, ogni giorno, non vede l’ora di vivere al massimo questa quotidianità e non saprebbe “come vivere senza l’allenamento di rugby la sera o la partita la domenica. Alcuni giorni è più dura, certo, perché magari hai avuto la giornata particolarmente faticosa o impegnativa, ma quando arrivi al campo ritrovi subito la voglia di cambiarti e di tornare bambino…allora ti senti davvero rinascere, ti senti pieno di vita e rimarresti su quel campo per ore”… Peccato che di lì a poco ci si debba alzare e andare a lavorare, altrimenti Thomas lo farebbe davvero.

Una vera e propria storia, dicevamo. Che comincia quando Thomas ha 4 anni. “Ovviamente tutto merito del papà, che mi ha preso e messo in campo. E pensare che all’epoca non c’erano gli Under 6, così mi sono trovato a giocare con i bambini di 8 anni”… La realtà che vede muovere i primi passi ai fratelli Piscitelli è la Bassa Bresciana, con cui Thomas disputa, oltre al Settore Giovanile, anche un paio di campionati di Serie B.

Cause we’re lovers, and that is a fact”… Un amore viscerale quello per il rugby, di quelli che ti accompagnano per tutta la vita. Anche quando questa ti fa capire che dovrai sudare e faticare “every single day” per inseguire il tuo sogno e per tenere accesa quella fiammella, quella passione che non ti abbandona mai. Ma tu vai avanti e accetti la sfida… E allora “quattro anni fa arrivo a Brescia, grazie a Marco Pisati…dopo una bellissima prima stagione a livello di gruppo, la Società va incontro ad alcuni momenti difficili e ci informa che non c’è la certezza di continuare. E pensare che avevo appena detto a tutti che avrei voluto fermarmi il più a lungo possibile”… La tappa successiva è Lumezzane, dove Thomas rimane una stagione. Poi il ritorno a Brescia, sempre con coach Pisati e una squadra tutta nuova. “L’80% dei miei vecchi compagni se n’era andato, ma ero felice di poter nuovamente giocare per Marco e di sapere che si stava costruendo qualcosa di importante”.

Una storia che continua oggi, con una squadra che ha da poco disputato la prima partita del Poule Promozione (“abbiamo fatto tutto quello che non avremmo dovuto fare, più i demeriti nostri che i meriti degli avversari”) e che ne ha davanti altre nove “che affronteremo come sempre con la voglia di dare il massimo e di portare a casa quanti più punti possibili, imparando dai nostri errori”.

We could steal time, just for one day”… Già, forse a Thomas piacerebbe, ogni tanto, “anche solo per un giorno, rubare un po’ di tempo” per sé alla sua giornata e alla sua quotidianità fatta di sacrifici e di passione smisurata per uno sport minore, come lo definiscono… “Ma a me questo non interessa, perché quando cominci a giocare a rugby da bambino sogni di diventare il numero uno. Poi cresci con questo sport, lo scopri fino in fondo e capisci che sarà per sempre la tua vita, indipendentemente dal fatto che tu sia arrivato in Nazionale, in Eccellenza o in Serie C…nei primi due casi diventa anche il tuo lavoro, in tutti gli altri è cuore, passione, divertimento, voglia di condividere con i tuoi compagni di squadra qualcosa di bello e importante”.

Noi li chiamiamo “Heroes”. Siamo sicuri che durante il prossimo terzo tempo, ovviamente davanti a una birra, ci racconterete perché, anche per voi, loro sono i vostri piccoli, grandi eroi di tutti i giorni…

Davide Antonioli

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